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lunedì 9 marzo 2009

Indifesi. Da cosa? Lo spot nascosto, gli adolescenti e la TV

Di tanto in tanto qualcuno si ricorda che esistono gli adolescenti. In questi giorni il senato discute di un provvedimento che consentirà anche nei programmi e nelle fiction tv per adolescenti, l'uso di prodotti sponsorizzati. Un rilancio della notizia si può trovare su Repubblica.it.
Che dire? Sul piccolo schermo, passeranno indisturbati prodotti, marchi, locali di ogni tipo, a cui avvenenti testimonial dispenseranno il loro fascino e la loro popolarità. Bene preoccuparsene, anche se ho il sospetto che molti adolescenti abbiano sviluppato un loro sistema immunitario di fronte alle telepromozioni più o meno occulte.
Sinceramente, ho qualche dubbio che, in un programma di infima qualità seguito da tanti adolescenti, ciò che preoccupa di più un educatore sia la marca della bevanda bevuta dal belloccio di turno.
Stiamo sereni: non troverà spazio di legge, perché fuori dal campo giuridico e, in ogni caso, fuori moda, alcun ragionamento sui modelli culturali trasmessi dalla TV. Eppure, da educatori, è con questi che abbiamo a che fare ogni giorno. Anzi, è da questi che noi stessi siamo permeati ogni giorno.
Qui, credo che occorra la capacità di ascoltare; di annusare dove soffia il vento. Non per fare barricate, non per fermare il vento, ma per cercare gli uomini nascosti sotto le griffe, i consumi, le tendenze, l'elettronica.
Dietro ogni SMS c'è il cuore di un ragazzo. Almeno noi, questo, possiamo ricordarlo.

giovedì 12 febbraio 2009

Dall'ombelico al cuore

Mentre scrivevo questo post su Animare.it stava per aver luogo a Campi Bisenzio, vicino Firenze, il seminario nazionale - "Ombelico generation?" - organizzato dalla rivista trimestrale Liber che da vent'anni si occupa di letteratura per ragazzi.

Al centro dei riflettori i (o le) preadolescenti e la loro sovraesposizione a modelli femminili a senso unico, quelli delle riviste tra il glamour e il gossip che passano per le mani delle nostre ragazzine, a cui fa seguito la ricerca - se non la competizione - verso un modello di donna tutto spostato sull'apparire.

Obiettivo del seminario, come appare dalla recensione che ne fa il sito di Repubblica e dalla pagina di presentazione sul sito, è capire se "sono tutte qui le aspirazioni delle 'piccole donne' di oggi, che i media vorrebbero sbrigativamente esaurire nei sogni di estetiste, parrucchiere, ballerine o veline o mogli di calciatori". Guardando al versante dei media, poi, ci si chiede "quanto di questa realtà documentano e contribuiscono a creare i nuovi romanzi rivolti alle giovanissime, 'rosa' e non".

A me sembra interessante la ricerca di andare oltre il luogo comune per cercare quanto c'è di più al di là dell'ombelico nell'universo delle nostre giovanissime, perché questo è l'approccio che l'educatore deve seguire se non vuole stare, come spesso forse ci capita, a metà strada tra la riprovazione (il disgusto, a volte?) e l'indifferenza.

Prensentare ai ragazzi stessi qualcosa del loro io che vada al di là di ciò che si sforzano di mettere in mostra; trovare i modi per farlo, suggerendo letture, film, esperienze, modi di trascorrere il tempo; creare (siamo animatori, no?) occasioni per farlo insieme a loro; sono tutti compiti nostri.

Credo che la strada dall'ombelico al cuore passi anche attraverso la nostra capacità di cercare l'interiorità dei ragazzi al di là di ciò che loro mettono in mostra di sè.

P.S.: Se qualcuno è andato al seminario, torni a raccontarci qualcosa...