domenica 3 maggio 2009

Macerie. Mentali.

In queste settimane siamo stati tutti investiti dalle notizie drammatiche sul terremoto in Abruzzo. Ha colpito molto il particolare accanimento con cui il terremoto (il terremoto?) sembrava aver investito i giovani. In tutti noi la memoria è tornata indietro fino al 31 ottobre 2002, a San Giuliano di Puglia, e ai ragazzini sepolti sotto la loro scuola.
Poi, in questi giorni, arriva l'influenza suina, e si annota che il virus si diffonda in particolare tra i giovani.
Mi fa riflettere il fatto che, al di là delle statistiche e dei numeri concreti, il coinvolgimento dei giovani colpisca l'opinione pubblica e faccia notizia.
Mi fa riflettere, perché ho la sensazione che verso i giovani le generazioni più mature coltivino un mix di sensi di colpa e nostalgia, che non solo alla fine risulta privo di risultati concreti ma che deforma la nostra percezione di ciò che i giovani sono, tanto che non riusciamo più a dar loro un nome, avendo quasi finito le lettere dell'alfabeto (x, y,...).
Di solito non amo esternare l'amarezza e sarà che anch'io invecchio, ma penso che dovremmo smettere di offrire ai giovani le strutture più fatiscenti. Non parlo solo della scuola di San Giuliano e della Casa dello Studente dell'Aquila. Parlo delle strutture mentali, delle categorie che non riusciamo a rinnovare, dei concetti che non sappiamo più esprimere come le case che non sappiamo più costruire, perché quelle antiche restano in piedi ma le nuove crollano al primo soffio di vento.
Perdiamo i giovani perché abbiamo perso gli ingegneri e li perdiamo perché stiamo perdendo gli adulti.
Li perdiamo perché di loro stiamo conservando le fotografie, contemplando in tv la loro bellezza o circondandoci sapientemente con la loro immagine, per rafforzare il nostro potere, la nostra influenza.
Ed è più facile far loro spazio prendendo ciò che di loro è consumabile, il volto (florido o tumefatto), il corpo (la divinità di Venere, di Apollo o di Cristo in croce), il lavoro (quello strapagato dei calciatori e delle veline o quello precario, usa e getta, dei call center e degli studi professionali), più che stargli accanto perché possano prendere il posto che gli spetta.

lunedì 6 aprile 2009

Il dramma e la determinazione

L'orrore e la speranza. A chi di noi ha dei cari sotto le macerie o in ospedale, appeso tra la vita e la morte; a quei ragazzi, giovani, che la vita l'hanno persa; a quelle famiglie sospese tra il pericolo scampato e una casa che non c'è più; a quelli che stanno portando soccorso nella sofferenza; a loro va il nostro pensiero e la nostra preghiera, della Redazione di Animare.it, della Comunità della Casa e mia.

domenica 5 aprile 2009

A corto di idee

Sono un paio di settimane che, particolarmente concentrato sul lavoro, non riesco a pensare granché da scrivere. E siccome a me non piace parlare senza aver nulla da dire, non l'ho detto.
Chi non ha nulla da dire lo vada a dire da un'altra parte, si potrebbe dire, parafrasando un bel cartellone che dominava l'ingresso alla direzione dell'Oratorio, anni fa.
Voglio rompere il silenzio e affrontare la sindrome della textbox vuota perché tutto questo mi ricorda le tante richieste che arrivano al Punto di Domanda, il servizio di Animare.it che fornisce aiuto agli animatori in cerca di idee o di soluzioni.
Proprio per essere vicini a tutti voi nasce Animare.it, del quale questo blog è un'espressione.
E allora, semplicemente, stasera voglio solo lasciarvi un saluto e l'augurio, di Buona Pasqua.