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sabato 23 gennaio 2010

Il gioco è ancora una scommessa o la scommessa è un gioco?

Il gioco, tema caro al blog e ad Animare.it, è una dimensione fondamentale delle esperienze di crescita e di costruzione dell’identità personale e sociale di ogni individuo. Quanti in questi anni si trovano a scommettere ancora sul potere educativo del gioco devono confrontarsi con un aspetto per certi versi nuovo e che sta assumendo dimensioni maggiori: il gioco delle scommesse che ha conquistato anche il mondo dei minori
Il Nomisma, Ente di indagine sui fenomeni economici, ha recentemente pubblicato il report Giovani e Gioco (scaricabile da qui) in cui tra le varie percentuali, emerge un crescente coinvolgimento del popolo dei minori nel mondo delle scommesse. L’indagine condotta tra ragazzi di IV e V superiore, descrive il fenomeno come occasionale per la maggior parte degli intervistati (68%); tuttavia sottolinea come una percentuale significativa (il 12%) è attratto dal gioco in quanto via di fuga dai problemi personali.
Come sottolinea il report è doveroso monitorare “per capire in quale modo e con quali dimensioni il fenomeno delle scommesse e del gioco evolve e quali siano le linee di confine che separano la parte positiva del gioco da quella problematica.”
Per noi educatori, il gioco resta una scommessa.

sabato 3 ottobre 2009

Mamma, ho perso l'aula!


Come ogni anno, la cronaca settembrina pullula di notizie sui test di ingresso ai vari corsi universitari a numero limitato. Ho avuto modo di osservarli da vicino questi candidati: puntuali, accompagnati dai genitori (e a volte anche da fratelli o sorelle più piccoli) e disorientati nella piantina del campus universitario. Per quanto sul sito intenet dedicato alle prove fosse indicata correttamente l’aula per ogni candidato…solo pochi di loro lo avevano annotato, qualcuno ha detto di aver delegato questo compito ad un genitore, molti lo ignoravano del tutto…Strano: gli assidui ed avventurosi navigatori del web si sono persi in un click di mouse…non si saranno davvero persi nella rete?

domenica 3 maggio 2009

Macerie. Mentali.

In queste settimane siamo stati tutti investiti dalle notizie drammatiche sul terremoto in Abruzzo. Ha colpito molto il particolare accanimento con cui il terremoto (il terremoto?) sembrava aver investito i giovani. In tutti noi la memoria è tornata indietro fino al 31 ottobre 2002, a San Giuliano di Puglia, e ai ragazzini sepolti sotto la loro scuola.
Poi, in questi giorni, arriva l'influenza suina, e si annota che il virus si diffonda in particolare tra i giovani.
Mi fa riflettere il fatto che, al di là delle statistiche e dei numeri concreti, il coinvolgimento dei giovani colpisca l'opinione pubblica e faccia notizia.
Mi fa riflettere, perché ho la sensazione che verso i giovani le generazioni più mature coltivino un mix di sensi di colpa e nostalgia, che non solo alla fine risulta privo di risultati concreti ma che deforma la nostra percezione di ciò che i giovani sono, tanto che non riusciamo più a dar loro un nome, avendo quasi finito le lettere dell'alfabeto (x, y,...).
Di solito non amo esternare l'amarezza e sarà che anch'io invecchio, ma penso che dovremmo smettere di offrire ai giovani le strutture più fatiscenti. Non parlo solo della scuola di San Giuliano e della Casa dello Studente dell'Aquila. Parlo delle strutture mentali, delle categorie che non riusciamo a rinnovare, dei concetti che non sappiamo più esprimere come le case che non sappiamo più costruire, perché quelle antiche restano in piedi ma le nuove crollano al primo soffio di vento.
Perdiamo i giovani perché abbiamo perso gli ingegneri e li perdiamo perché stiamo perdendo gli adulti.
Li perdiamo perché di loro stiamo conservando le fotografie, contemplando in tv la loro bellezza o circondandoci sapientemente con la loro immagine, per rafforzare il nostro potere, la nostra influenza.
Ed è più facile far loro spazio prendendo ciò che di loro è consumabile, il volto (florido o tumefatto), il corpo (la divinità di Venere, di Apollo o di Cristo in croce), il lavoro (quello strapagato dei calciatori e delle veline o quello precario, usa e getta, dei call center e degli studi professionali), più che stargli accanto perché possano prendere il posto che gli spetta.

sabato 28 febbraio 2009

Facebook/2: mixer relazionale


Lo confesso. Sono certamente io, ma da internauta di lunga data ammetto che Facebook continua a mettermi a disagio.
Su Facebook ho quattro tipi di amici (su Facebook, amici sono le persone con cui dichiaro di voler essere in relazione, in contatto): persone che conosco molto bene, membri della Comunità, con cui condivido tanti aspetti della mia vita, con cui ho confidenza, dialogo; alcuni più giovani, membri dei nostri gruppi, che mi conoscono bene; alcuni vecchi compagni di classe, che non rivedevo da anni, con cui ho scambiato un primo contatto rimandandoci ad una futuribile rimpatriata; dei parenti, molto cari ma fisicamente lontani, che adesso posso tenere quasi a contatto di dita.
Ora, ciò che mi mette a disagio è che non è detto che mi faccia piacere che tutti possano vedere tutto di ciò che posso immettere su Facebook; contemporaneamente, mi rendo conto (perchè mi viene anche notificato, per posta!) di poter partecipare di tanti aspetti della vita di tutte queste persone, anche aspetti che non conoscevo e che, in qualche caso, vorrei avere il pudore di non vedere, di non conoscere ad ogni costo.
Sarò io, ripeto, sarà che sono grande ed ho un passato più lungo ed un presente più ampio del mio futuro, in cui tanti mondi si intrecciano in modo impredicibile, in cui devo fare i conti con i miei scheletri nell'armadio, la mia poca trasparenza...
Credo che Facebook mi dica molto delle nuove generazioni e di come ciò che per me è fonte di disagio, per loro è motivo di entusiasmo.
Mi auguro che esserci mi aiuti a comprendere. E anche un pò a comprendere loro.

giovedì 12 febbraio 2009

Questa casa non è un albergo

Una delle cose che vorremmo fare qui con voi sarà riportare risorse e notizie interessanti dal mondo dei media che possono essere impiegati nel lavoro con i P-A-G (Preadolescenti, Adolescenti, Giovani).
Io ascolto spesso la radio e alla radio, su Radio24, il sabato mattina, c'è una trasmissione davvero interessante: "Questa casa non è un albergo" (questa è la scheda del programma sul sito di Radio24).
La presentazione sul sito recita:
E’ un programma dedicato ai rapporti fra genitori e figli, i problemi, la capacità di parlarsi, la vita in comune. Perché genitori non si nasce, ma si diventa e le sfide connesse a questo ruolo sono sempre più complesse e impegnative. Un programma per discutere, condividere, approfondire, ascoltare e parlare. Un viaggio alla scoperta del genitore che siete o che vorreste diventare, con molte rubriche e, per la prima volta in una trasmissione radiofonica, con un intero spazio pensato e realizzato per i padri.
Lo stile di conduzione di Nicoletta Carbone e la competenza educativa di Alberto Pellai regalano un'ora di idee, riflessioni, analisi, sul mondo complicato e affascinante degli adolescenti, ben oltre i luoghi comuni.
La trasmissione è rivolta principalmente ai genitori, ma non manca di strizzare l'occhio ad altri educatori (insegnanti,...); proprio per questo privilegia il piano della relazione e dell'intevento in prospettiva educativa rispetto a quello dell'analisi psicosociologica.
La buona notizia è che l'archivio delle puntate è in rete e si può cercare tra gli argomenti trattati o per data.
Potrà capitare di riparlarne nelle prossime settimane per sottolineare qualche passaggio interessante, per cui state collegati.