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venerdì 13 novembre 2009

Facebook & C.: chi ha detto che il lupo è cattivo?


Una ricente ricerca (sì, è americana, lo ammetto) sull'isolamento sociale e le nuove tecnologie, una cui sintesi è leggibile qui o, per chi l'inglese non lo digerisce, qui, su Repubblica.it, suggerisce che gli strumenti di comunicazione preferiti dai nostri ragazzi, il telefonino, facebook e gli altri social networks, incoraggino i rapporti d'amicizia nella vita reale anzichè ostacolarli o rappresentarne un'alternativa.
I nuovi media incoraggiano la condivisione di argomenti importanti con più amici e l'incontro con persone di culture diverse. La frequentazione di tastiere, mouse e touch screen non ostacola nemmeno la partecipazione ad attività di volontariato, che anzi, trova tra gli accaniti diteggiatori una percentuale di volontari superiore alla media.
Per chi volesse approfondire, questo è il link all'articolo completo.
Non credo che i risultati della ricerca, riusciranno a rendere più esuberante la mia timida partecipazione a Facebook, ma devo dire che non mi sorprendono affatto...

sabato 28 febbraio 2009

Facebook/2: mixer relazionale


Lo confesso. Sono certamente io, ma da internauta di lunga data ammetto che Facebook continua a mettermi a disagio.
Su Facebook ho quattro tipi di amici (su Facebook, amici sono le persone con cui dichiaro di voler essere in relazione, in contatto): persone che conosco molto bene, membri della Comunità, con cui condivido tanti aspetti della mia vita, con cui ho confidenza, dialogo; alcuni più giovani, membri dei nostri gruppi, che mi conoscono bene; alcuni vecchi compagni di classe, che non rivedevo da anni, con cui ho scambiato un primo contatto rimandandoci ad una futuribile rimpatriata; dei parenti, molto cari ma fisicamente lontani, che adesso posso tenere quasi a contatto di dita.
Ora, ciò che mi mette a disagio è che non è detto che mi faccia piacere che tutti possano vedere tutto di ciò che posso immettere su Facebook; contemporaneamente, mi rendo conto (perchè mi viene anche notificato, per posta!) di poter partecipare di tanti aspetti della vita di tutte queste persone, anche aspetti che non conoscevo e che, in qualche caso, vorrei avere il pudore di non vedere, di non conoscere ad ogni costo.
Sarò io, ripeto, sarà che sono grande ed ho un passato più lungo ed un presente più ampio del mio futuro, in cui tanti mondi si intrecciano in modo impredicibile, in cui devo fare i conti con i miei scheletri nell'armadio, la mia poca trasparenza...
Credo che Facebook mi dica molto delle nuove generazioni e di come ciò che per me è fonte di disagio, per loro è motivo di entusiasmo.
Mi auguro che esserci mi aiuti a comprendere. E anche un pò a comprendere loro.

giovedì 19 febbraio 2009

Una sola faccia per Facebook


Riflettevo sul modello di relazioni proposto da Facebook. Chi di voi lo conosce sa di cosa parlo. Per quanto riguarda gli altri, facciano un salto alla voce dedicata su Wikipedia per un rapido prontuario.
Nel momento in cui si accetta la proposta di amicizia di un'altro utente, questo viene inserito in un elenco di propri amici che potranno accedere alla propria bacheca dove potrà trovare ciò che io avrò deciso di rendere pubblico (foto, video, annotazioni...) e ciò che gli altri amici vi avranno lasciato rendendolo pubblico, per loro iniziativa o a commento di miei o altrui contenuti.
Ora, salvo il caso di messaggi personali, analoghi ad un messaggio email, tutti gli amici possono vedere tutto di me.
Questo è un meccanismo particolare del software di Facebook, dovuto ad una scelta di chi gestisce il sito, ed ha - come ogni cosa - i suoi risvolti sul piano educativo.
Da una parte, chi si iscrive al sito - per inciso, annoto che molti di loro sono i nostri ragazzi più grandi :) - è invitato a fornire un'immagine univoca di sé. Tanto per fare un esempio, non ci si può presentare come un bravo ragazzo con qualcuno e poi fare il teppistello con altri, magari vantandosi con un video di qualche bravata. Le due cose, se ci sono, confluiscono in un'unica immagine di quella persona che tutti, gli amici 'bene' e quelli della gang, conosceranno allo stesso modo.
Mi sembra di vedere in questo un'opportunità educativa che da animatori potremmo cogliere, controbilanciata da quello che a mio avviso è, almeno potenzialmente, un limite: l'indistinzione delle relazioni. Di questo ne riparleremo; per il momento, cogliamo quel che ce ne può venire di buono.
Ebbene, in tanti itinerari sull'identità personale abbiamo richiesto ai nostri ragazzi di descriversi, guardarsi allo specchio, raccontare delle proprie amicizie, dei propri interessi. Se avessimo dei ragazzi utenti di Facebook, quanto sarebbe più significativo avere come punto di partenza in un dialogo personale o in un itinerario di gruppo, una stampa della loro bacheca con tutte le annotazioni, i commenti fatti, i gruppi a cui è iscritto, le pagine di cui è fan, l'elenco dei loro amici...
Magari, in un prossimo post, si potrà provare a tracciare le linee per un percorso sull'identità personale partendo dalla bacheca di Facebook.

P.S.: Il link a Facebook è questo, ma tanto se non siete registrati non vedete nulla; se lo siete non ne avete bisogno.