giovedì 4 febbraio 2010

Indagini in corso


A distanza di circa 20 anni dalla prima indagine, è stato realizzato un nuovo studio sugli adolescenti di Santeramo. Le sociologhe Marianna Pacucci e Alessandra Mastrodonato, che hanno curato l’indagine, evidenziano come la fisionomia degli adolescenti sia profondamente cambiata in questi 20 anni. Lo zoom fatto sulla loro quotidianità e sulla costruzione dell’identità personale, mette in luce gli elementi di forza e i nodi problematici che gli educatori devono essere attenti a far emergere, per garantire alle nuove generazioni l’opportunità “di generare il futuro in modo consapevole e responsabile”.
L’indagine legge i vari punti nodali sia dal punto di vista dei giovani che da quello degli adulti, precisando che l’educazione richiede una rinnovata disponibilità a favorire la reciprocità fra le generazioni. I giovani, infatti, bisognosi di recuperare le radici per abitare la realtà territoriale, sono anche i figli della globalizzazione, che hanno, per questo, “qualcosa da comunicare e insegnare agli adulti”.
Lo scorso 21 gennaio, presso l’Istituto Salesiano di Santeramo, le due studiose hanno presentato la sintesi dello studio, fornendo elementi nuovi ed interessanti per gli educatori. Sarebbe significativo raccogliere elementi ed impressioni da parte di chi ha partecipato direttamente. Saremo felici di intrappolare queste idee nella rete.

sabato 23 gennaio 2010

Il gioco è ancora una scommessa o la scommessa è un gioco?

Il gioco, tema caro al blog e ad Animare.it, è una dimensione fondamentale delle esperienze di crescita e di costruzione dell’identità personale e sociale di ogni individuo. Quanti in questi anni si trovano a scommettere ancora sul potere educativo del gioco devono confrontarsi con un aspetto per certi versi nuovo e che sta assumendo dimensioni maggiori: il gioco delle scommesse che ha conquistato anche il mondo dei minori
Il Nomisma, Ente di indagine sui fenomeni economici, ha recentemente pubblicato il report Giovani e Gioco (scaricabile da qui) in cui tra le varie percentuali, emerge un crescente coinvolgimento del popolo dei minori nel mondo delle scommesse. L’indagine condotta tra ragazzi di IV e V superiore, descrive il fenomeno come occasionale per la maggior parte degli intervistati (68%); tuttavia sottolinea come una percentuale significativa (il 12%) è attratto dal gioco in quanto via di fuga dai problemi personali.
Come sottolinea il report è doveroso monitorare “per capire in quale modo e con quali dimensioni il fenomeno delle scommesse e del gioco evolve e quali siano le linee di confine che separano la parte positiva del gioco da quella problematica.”
Per noi educatori, il gioco resta una scommessa.

venerdì 13 novembre 2009

Facebook & C.: chi ha detto che il lupo è cattivo?


Una ricente ricerca (sì, è americana, lo ammetto) sull'isolamento sociale e le nuove tecnologie, una cui sintesi è leggibile qui o, per chi l'inglese non lo digerisce, qui, su Repubblica.it, suggerisce che gli strumenti di comunicazione preferiti dai nostri ragazzi, il telefonino, facebook e gli altri social networks, incoraggino i rapporti d'amicizia nella vita reale anzichè ostacolarli o rappresentarne un'alternativa.
I nuovi media incoraggiano la condivisione di argomenti importanti con più amici e l'incontro con persone di culture diverse. La frequentazione di tastiere, mouse e touch screen non ostacola nemmeno la partecipazione ad attività di volontariato, che anzi, trova tra gli accaniti diteggiatori una percentuale di volontari superiore alla media.
Per chi volesse approfondire, questo è il link all'articolo completo.
Non credo che i risultati della ricerca, riusciranno a rendere più esuberante la mia timida partecipazione a Facebook, ma devo dire che non mi sorprendono affatto...

venerdì 30 ottobre 2009

Via alla eQuipe

Oggi le possibilità offerte dalla rete ci consentono di essere ancora più vicini alle persone per cui lavoriamo: gli animatori, i catechisti, i parroci, chi lavora nella pastorale giovanile.
Ci permettono di fare un’esperienza concreta di condivisione e di ricerca. Di condivisione della nostra e vostra esperienza di animatori, degli sforzi quotidiani, delle attese, dei valori, delle scelte concrete che, partecipando a questi incontri, in un modo o nell’altro state mettendo a disposizione di tutti gli altri.
Di ricerca perché l’animazione, nonostante l’esperienza, la metodologia, gli schemi ben fatti e, da oggi, anche la tecnologia del web, resta un’opera di ricerca educativa, di partecipazione ad un cammino, di dialogo tra tanti, il cui premio è l’incontro con Dio nostro e dei ragazzi.
È in gioco il nostro incontro con Dio perché l’animazione, la catechesi, sono modo di essere Chiesa, cammino di fede. E anche tra i più difficili, per chi la vive sul serio.
La Comunità della Casa e noi di Animare.it abbiamo fortemente desiderato di tentare insieme a voi questa strada nuova.
Siamo consapevoli che solo la vostra pazienza e tenacia potrà aiutarci ad andare oltre i limiti in cui saremo costretti dalla distanza, dal poco tempo a disposizione e dalla tecnologia ancora immatura.
Ma quest’esperienza sarà anche una grandiosa opportunità di crescita, di confronto e di maturazione per tutti noi ed è questo che ci entusiasma di più: l’idea di creare fraternità tra persone di estrazione, cultura, geografia così diverse: è già tutto questo una testimonianza, che osiamo mettere di fronte a chi le barriere le innalza rimettendo in piedi steccati che credevamo dissolti dal tempo e dal lavoro delle generazioni che ci hanno preceduto.
È anche questo certamente fa parte dei motivi per cui oggi siamo qui.
Bene, non togliamo ora altro tempo al lavoro e diamo il via alla eQuipe!

sabato 3 ottobre 2009

Mamma, ho perso l'aula!


Come ogni anno, la cronaca settembrina pullula di notizie sui test di ingresso ai vari corsi universitari a numero limitato. Ho avuto modo di osservarli da vicino questi candidati: puntuali, accompagnati dai genitori (e a volte anche da fratelli o sorelle più piccoli) e disorientati nella piantina del campus universitario. Per quanto sul sito intenet dedicato alle prove fosse indicata correttamente l’aula per ogni candidato…solo pochi di loro lo avevano annotato, qualcuno ha detto di aver delegato questo compito ad un genitore, molti lo ignoravano del tutto…Strano: gli assidui ed avventurosi navigatori del web si sono persi in un click di mouse…non si saranno davvero persi nella rete?

mercoledì 5 agosto 2009

Due al massimo


L'intervento di Enrico Franceschini su Repubblica (Di ritorno dalla FLorida / 2) mi ha fatto venire in mente una collega che l'altro giorno mi parlava della sua speranza di portare i suoi figli a fare un giro dei grandi parchi di divertimento in Italia con il camper.

Franceschini dice una cosa assolutamente vera: a dispetto delle differenze tematiche, le attrazioni si ripetono identiche da un parco all'altro in una sorta di coazione a rivivere in mondi diversi le stesse esperienze, ossessivamente.

Ragazzi, se avete un camper e magari dei figli, fatelo il giro dell'Italia. Ma, vi prego, di parchi visitatene uno solo. Due al massimo.

martedì 23 giugno 2009

L'estate che avanza


L'estate che avanza, sia pure a singhiozzo tra eccessi di caldo e acquazzoni che proprio ieri, nella mia città, hanno fatto due vittime, ci rimanda al rapporto tra educazione e tempo libero.
L'educatore non va in vacanza appare uno slogan poco promettente, eccessivamente severo e bigotto, di fronte al quale personalmente provo immediatamente il sapore dell'inevitabile dovere, del sacrificio, perfino del rammarico.
Proviamo a vedere se possiamo riscriverlo: L'educatore è tale anche in vacanza.
Va meglio? :) Che tipo di azioni ne facciamo discendere?
La prima, evidente, è che la maggior quantità di tempo libero (spesso per i ragazzi, ma non è sempre vero per gli animatori) consente delle esperienze diversamente non possibili. I campi scuola, certo, ma anche le gite, i tornei, le passeggiate... Sono opportunità da cogliere, dove spesso i ragazzi mostrano più che in altre occasioni ciò che sono davvero.
La seconda è che l'animatore deve provare a riscrivere il proprio ruolo in questi contesti più informali senza diventare l'amicone dei ragazzi, i quali gli amiconi se li scelgono tra loro e non siamo noi.
Buon divertimento.

lunedì 8 giugno 2009

Il musical dei barbari

Ho assistito l'altra sera ad un musical recitato da adolescenti. Uno dei tanti che in queste settimane concludono l'ìtinerario di un anno e la cui importante funzione è rivivere e testimoniare il senso di un percorso.
Il musical è andato bene. Deliziosa l'interpretazione, curati i balletti; anche la parte tecnica, realizzata come sempre in economia, non ha avuto smagliature e tutte le parole si sono potute ascoltare; i ragazzi avevano realizzato una lotteria per finanziare l'iniziativa e una vendita di popcorn, patatine e aranciata che hanno fruttato quei trecento euro per pagare l'affitto della strumentazione e il materiale per le scene. Al termine l'inatteso fuori programma di una bella lettera per ringraziare gli animatori, scritta a loro insaputa, dagli stessi ragazzi.
Sulla scena, tutto ok, insomma.
Conosco abbastanza bene quei ragazzi e molto i loro animatori. Commentando il lavoro svolto in questi ultimi due mesi, la loro animatrice mi raccontava di un tipico setting di prove: tutti che parlano contemporaneamente, tra di loro e con altri. Continue interruzioni per l'irrinunciabile telefonino che non si limita a squillare, essendo ampiamente utilizzato anche per chiamate uscenti fatte di iniziativa dagli attori anche nel bel mezzo di una scena.
Sono cose note ai più, i quali più si fanno una domanda: come si concilia un modo di lavorare così dispersivo (e snervante per gli animatori) con un risultato così palesemente buono? Il grado di coinvolgimento dimostrato con la recitazione, il balletto, la lettera, eccetera, con il totale disinteresse per la produttività delle sessioni di prova?
Le risposte, per fortuna, vi sono; e ai più che si sono posti le domande di cui sopra, segnalo il libello che le riepiloga nel modo a mio avviso più semplice e intrigante: I Barbari, di Alessandro Baricco. Baricco è uno scrittore al quale la sovraesposizione mediatica, dovuta al suo modo di coniugare la scrittura allo spettacolo, non ha tolto il singolare fiuto di annusare dove tira l'aria. Per questo, ne consiglio senz'altro la lettura (comprandolo qui, oppure qui - la pubblicità aiuta Animare.it, abbiate pazienza!) a tutti quelli che si sentono fuori posto in questo mondo e a quelli che non hanno ancora deciso da che parte stare, attratti dal nuovo ma impauriti dalle conseguenze che il nuovo porta con sè.
In due parole: qual è la risposta?
Fondamentalmente, la questione è che questo è il modo di impegnarsi, di lavorare, di esistere di questi ragazzi. Anzi, questo è ciò che stiamo diventando anche noi, ogni giorno di più senza accorgercene. E' una prospettiva che può spaventare o farci provare la psicotica allegria di Nerone davanti alle fiamme di Roma; è una prospettiva che deve innanzitutto rimettere in discussione le nostre prassi di animazione e il nostro modo di sentirci in mezzo ai ragazzi.
Si attendono commenti ed esperienze per ulteriori riflessioni.

sabato 23 maggio 2009

Bambini in ospedale: il dovere di educare


Prendo spunto dall'iniziativa Clown's in Volo a Copertino (LE), per i cui dettagli vi rimando ad Animare.it. In breve è una manifestazione dell'Associazione C.A.SA. con giochi, gag, una mostra e un convegno per sensibilizzare il pubblico sulle necessità educative dei bambini in ospedale.
La presenza del clown in ospedale, resa famosa da Patch Adams, di solito è vista come la possibilità di rendere accessibile la malattia, la cura, i medici, l'ospedale al bambino, abituato - per fortuna - a ben altri contesti e situazioni.
Qui, invece, il punto di vista è un altro. L'idea è che il bambino ha bisogno di crescere, di avere esperienze stimolanti, anche durante il percorso terapeutico; che non deve essere una parentesi vuota rispetto alla vita prima e dopo la malattia; che anzi, può diventare un'occasione fondamentale per acquisire la capacità di interpretare da uomini le occorrenze della vita, che non sempre va nelle direzioni che vorremmo ma che, non di meno, ci impegna a viverla da protagonisti e in responsabilità.
Chi vi scrive sa che questo non è affatto un percorso facile da fare, sia per i genitori - preoccupati per la salute dei loro figli - che per i medici.

domenica 3 maggio 2009

Macerie. Mentali.

In queste settimane siamo stati tutti investiti dalle notizie drammatiche sul terremoto in Abruzzo. Ha colpito molto il particolare accanimento con cui il terremoto (il terremoto?) sembrava aver investito i giovani. In tutti noi la memoria è tornata indietro fino al 31 ottobre 2002, a San Giuliano di Puglia, e ai ragazzini sepolti sotto la loro scuola.
Poi, in questi giorni, arriva l'influenza suina, e si annota che il virus si diffonda in particolare tra i giovani.
Mi fa riflettere il fatto che, al di là delle statistiche e dei numeri concreti, il coinvolgimento dei giovani colpisca l'opinione pubblica e faccia notizia.
Mi fa riflettere, perché ho la sensazione che verso i giovani le generazioni più mature coltivino un mix di sensi di colpa e nostalgia, che non solo alla fine risulta privo di risultati concreti ma che deforma la nostra percezione di ciò che i giovani sono, tanto che non riusciamo più a dar loro un nome, avendo quasi finito le lettere dell'alfabeto (x, y,...).
Di solito non amo esternare l'amarezza e sarà che anch'io invecchio, ma penso che dovremmo smettere di offrire ai giovani le strutture più fatiscenti. Non parlo solo della scuola di San Giuliano e della Casa dello Studente dell'Aquila. Parlo delle strutture mentali, delle categorie che non riusciamo a rinnovare, dei concetti che non sappiamo più esprimere come le case che non sappiamo più costruire, perché quelle antiche restano in piedi ma le nuove crollano al primo soffio di vento.
Perdiamo i giovani perché abbiamo perso gli ingegneri e li perdiamo perché stiamo perdendo gli adulti.
Li perdiamo perché di loro stiamo conservando le fotografie, contemplando in tv la loro bellezza o circondandoci sapientemente con la loro immagine, per rafforzare il nostro potere, la nostra influenza.
Ed è più facile far loro spazio prendendo ciò che di loro è consumabile, il volto (florido o tumefatto), il corpo (la divinità di Venere, di Apollo o di Cristo in croce), il lavoro (quello strapagato dei calciatori e delle veline o quello precario, usa e getta, dei call center e degli studi professionali), più che stargli accanto perché possano prendere il posto che gli spetta.

lunedì 6 aprile 2009

Il dramma e la determinazione

L'orrore e la speranza. A chi di noi ha dei cari sotto le macerie o in ospedale, appeso tra la vita e la morte; a quei ragazzi, giovani, che la vita l'hanno persa; a quelle famiglie sospese tra il pericolo scampato e una casa che non c'è più; a quelli che stanno portando soccorso nella sofferenza; a loro va il nostro pensiero e la nostra preghiera, della Redazione di Animare.it, della Comunità della Casa e mia.

domenica 5 aprile 2009

A corto di idee

Sono un paio di settimane che, particolarmente concentrato sul lavoro, non riesco a pensare granché da scrivere. E siccome a me non piace parlare senza aver nulla da dire, non l'ho detto.
Chi non ha nulla da dire lo vada a dire da un'altra parte, si potrebbe dire, parafrasando un bel cartellone che dominava l'ingresso alla direzione dell'Oratorio, anni fa.
Voglio rompere il silenzio e affrontare la sindrome della textbox vuota perché tutto questo mi ricorda le tante richieste che arrivano al Punto di Domanda, il servizio di Animare.it che fornisce aiuto agli animatori in cerca di idee o di soluzioni.
Proprio per essere vicini a tutti voi nasce Animare.it, del quale questo blog è un'espressione.
E allora, semplicemente, stasera voglio solo lasciarvi un saluto e l'augurio, di Buona Pasqua.

martedì 17 marzo 2009

Il suicidio degli adolescenti

La morte e i giovani, o i giovani e la morte. L'ossimoro per eccellenza richiederebbe ben altro che un post per essere trattato, e infatti non ci proverò.
Sabato 14 marzo, l'ottima trasmissione di Radio24 Questa casa non è un albergo, aveva come tema il suicidio degli adolescenti. Mi ha fatto molto riflettere l'indicazione dell'ospite in studio sul pericolo che, in un caso di suicidio vissuto da una persona a loro vicina, altri adolescenti fossero indotti all'emulazione. "Ciò che bisogna fare è creare occasioni, eventi, in cui gli adolescenti possano parlare di ciò che è successo, e stigmatizzare il comportamento del compagno non come eroismo, ma come atto di vigliaccheria, un tradimento verso tutti coloro che gli volevano bene".
Sono parole che sposo in pieno.
Credo che sia più facile per molti di noi approcciare la questione nei modi del pietismo o del sociologismo. O della colpevolizzazione collettiva. Ma, educativamente, sono convinto che sia quell'altra la strada da intraprendere. Il perdono cristiano, l'affidare a Dio il senso morale ultimo e la salvezza della vita dell'adolescente morto vanno lasciati al secondo passo. Il primo deve passare - dolorosamente - dalla presa di distanza convinta e determinata.

lunedì 9 marzo 2009

Indifesi. Da cosa? Lo spot nascosto, gli adolescenti e la TV

Di tanto in tanto qualcuno si ricorda che esistono gli adolescenti. In questi giorni il senato discute di un provvedimento che consentirà anche nei programmi e nelle fiction tv per adolescenti, l'uso di prodotti sponsorizzati. Un rilancio della notizia si può trovare su Repubblica.it.
Che dire? Sul piccolo schermo, passeranno indisturbati prodotti, marchi, locali di ogni tipo, a cui avvenenti testimonial dispenseranno il loro fascino e la loro popolarità. Bene preoccuparsene, anche se ho il sospetto che molti adolescenti abbiano sviluppato un loro sistema immunitario di fronte alle telepromozioni più o meno occulte.
Sinceramente, ho qualche dubbio che, in un programma di infima qualità seguito da tanti adolescenti, ciò che preoccupa di più un educatore sia la marca della bevanda bevuta dal belloccio di turno.
Stiamo sereni: non troverà spazio di legge, perché fuori dal campo giuridico e, in ogni caso, fuori moda, alcun ragionamento sui modelli culturali trasmessi dalla TV. Eppure, da educatori, è con questi che abbiamo a che fare ogni giorno. Anzi, è da questi che noi stessi siamo permeati ogni giorno.
Qui, credo che occorra la capacità di ascoltare; di annusare dove soffia il vento. Non per fare barricate, non per fermare il vento, ma per cercare gli uomini nascosti sotto le griffe, i consumi, le tendenze, l'elettronica.
Dietro ogni SMS c'è il cuore di un ragazzo. Almeno noi, questo, possiamo ricordarlo.

sabato 28 febbraio 2009

Facebook/2: mixer relazionale


Lo confesso. Sono certamente io, ma da internauta di lunga data ammetto che Facebook continua a mettermi a disagio.
Su Facebook ho quattro tipi di amici (su Facebook, amici sono le persone con cui dichiaro di voler essere in relazione, in contatto): persone che conosco molto bene, membri della Comunità, con cui condivido tanti aspetti della mia vita, con cui ho confidenza, dialogo; alcuni più giovani, membri dei nostri gruppi, che mi conoscono bene; alcuni vecchi compagni di classe, che non rivedevo da anni, con cui ho scambiato un primo contatto rimandandoci ad una futuribile rimpatriata; dei parenti, molto cari ma fisicamente lontani, che adesso posso tenere quasi a contatto di dita.
Ora, ciò che mi mette a disagio è che non è detto che mi faccia piacere che tutti possano vedere tutto di ciò che posso immettere su Facebook; contemporaneamente, mi rendo conto (perchè mi viene anche notificato, per posta!) di poter partecipare di tanti aspetti della vita di tutte queste persone, anche aspetti che non conoscevo e che, in qualche caso, vorrei avere il pudore di non vedere, di non conoscere ad ogni costo.
Sarò io, ripeto, sarà che sono grande ed ho un passato più lungo ed un presente più ampio del mio futuro, in cui tanti mondi si intrecciano in modo impredicibile, in cui devo fare i conti con i miei scheletri nell'armadio, la mia poca trasparenza...
Credo che Facebook mi dica molto delle nuove generazioni e di come ciò che per me è fonte di disagio, per loro è motivo di entusiasmo.
Mi auguro che esserci mi aiuti a comprendere. E anche un pò a comprendere loro.

giovedì 19 febbraio 2009

Una sola faccia per Facebook


Riflettevo sul modello di relazioni proposto da Facebook. Chi di voi lo conosce sa di cosa parlo. Per quanto riguarda gli altri, facciano un salto alla voce dedicata su Wikipedia per un rapido prontuario.
Nel momento in cui si accetta la proposta di amicizia di un'altro utente, questo viene inserito in un elenco di propri amici che potranno accedere alla propria bacheca dove potrà trovare ciò che io avrò deciso di rendere pubblico (foto, video, annotazioni...) e ciò che gli altri amici vi avranno lasciato rendendolo pubblico, per loro iniziativa o a commento di miei o altrui contenuti.
Ora, salvo il caso di messaggi personali, analoghi ad un messaggio email, tutti gli amici possono vedere tutto di me.
Questo è un meccanismo particolare del software di Facebook, dovuto ad una scelta di chi gestisce il sito, ed ha - come ogni cosa - i suoi risvolti sul piano educativo.
Da una parte, chi si iscrive al sito - per inciso, annoto che molti di loro sono i nostri ragazzi più grandi :) - è invitato a fornire un'immagine univoca di sé. Tanto per fare un esempio, non ci si può presentare come un bravo ragazzo con qualcuno e poi fare il teppistello con altri, magari vantandosi con un video di qualche bravata. Le due cose, se ci sono, confluiscono in un'unica immagine di quella persona che tutti, gli amici 'bene' e quelli della gang, conosceranno allo stesso modo.
Mi sembra di vedere in questo un'opportunità educativa che da animatori potremmo cogliere, controbilanciata da quello che a mio avviso è, almeno potenzialmente, un limite: l'indistinzione delle relazioni. Di questo ne riparleremo; per il momento, cogliamo quel che ce ne può venire di buono.
Ebbene, in tanti itinerari sull'identità personale abbiamo richiesto ai nostri ragazzi di descriversi, guardarsi allo specchio, raccontare delle proprie amicizie, dei propri interessi. Se avessimo dei ragazzi utenti di Facebook, quanto sarebbe più significativo avere come punto di partenza in un dialogo personale o in un itinerario di gruppo, una stampa della loro bacheca con tutte le annotazioni, i commenti fatti, i gruppi a cui è iscritto, le pagine di cui è fan, l'elenco dei loro amici...
Magari, in un prossimo post, si potrà provare a tracciare le linee per un percorso sull'identità personale partendo dalla bacheca di Facebook.

P.S.: Il link a Facebook è questo, ma tanto se non siete registrati non vedete nulla; se lo siete non ne avete bisogno.

sabato 14 febbraio 2009

San Valentino: educare i sentimenti?


Il Santo umbro che, suo malgrado, si celebra oggi tra qualche sguardo languido, un mazzo di fiori, dei cioccolatini, riporta la nostra attenzione sull'educazione sentimentale ed affettiva.
E' possibile? Ha senso? A quali obiettivi deve puntare? A quali domande deve rispondere? Ci sono ancora ambienti che la praticano? Con che modalità?
La situazione è che spesso, da una parte, facciamo richiami ad astratte (perché disincarnate, non infondate) norme morali, consapevoli che verranno disattese e, dall'altra, guardiamo con un certo compiacimento alle prime manifestazioni (a volte un pò esagerate, acerbe) dell'affettività adolescente.
I ragazzi invece cercano gente 'forte' (nel senso: 'forte, quell'animatore...') con cui dialogare, dibattere, anche essere in disaccordo, ma in cui riconoscono una vita, una storia in cui i pezzi di verità che si vanno proclamando sono stati conquistati uno per uno, a forza di passioni e debolezze, di scelte e di errori, a prezzo di cicatrici ancora doloranti e di momenti di esaltazione.
Sono ingredienti questi che non mancano a nessun animatore, perché sono elargiti ad ogni uomo dalla vita a piene mani. Provate a ripercorrerli, con intensità. E in mezzo a qualche rimpianto, forse qualche lacrima, scorgeremo il significato di ciò che è stato per noi essere uomini e di ciò che possiamo davvero offrire ai ragazzi.
P.S.: A causa del numero spropositato di commenti ricevuti, stiamo cercando altri 14 moderatori che ci affianchino nel lavoro. Chi si volesse candidare è pregato di lasciare un commento. :)

giovedì 12 febbraio 2009

Scegliere la scuola superiore


Ho avuto modo di raccogliere l'altro giorno la testimonianza di un'amica alle prese con la scelta di suo figlio della scuola superiore.

La preoccupazione di un genitore è tanta; la scelta è importante e andrebbe ponderata attentamente.

Da parte mia, pensavo al ruolo che può avere un animatore di gruppo in questo senso. Tredici anni sono un bel momento per un'unità di percorso sull'identità, la conoscenza di sè, le proprie doti (i doni, i talenti... sicuro che non ci sia nulla dell'educazione alla fede in questo?).

Poi c'è il dialogo, le volte in cui i ragazzi parlano spontaneamente di loro, regalandoci improvvisi e vertiginosi voli sugli altopiani del loro cuore, dei loro sentimenti.

Non sempre abbiamo una parola da portare e allora impariamo ad ascoltare; poi, quando è possibile, offriamo delle occasioni per riflettere, per dare un rimando: che peso ha il parere dei tuoi genitori su questo? sei sicuro che una scelta come questa debba essere strettamente legata a ciò che scelgono i tuoi amici? in che modo pensi che scegliere quella scuola ti aiuterebbe a sviluppare i questo tuo particolare dono?

A voi è successo di dialogare su questo con i ragazzi? Come è andata?

Metti che un giorno un ragazzo...

A proposito di internet, ragazzi e sicurezza, specialmente ai più giovani tra noi, potrà capitare di raccogliere le confidenze dei ragazzi su episodi e situazioni vissute. Queste possono mettere l'animatore in seria difficoltà sull'atteggiamento da tenere, rappresentando uno dei momenti in cui si ricorderà che essere animatori non è giocare a pallone con i ragazzi.

  • Il ragazzo mi sta comunicando vissuti reali o delle fantasie?
  • In un caso o nell'altro, quale funzione stanno assolvendo nell'esperienza attuale del giovane?
  • Bisogna dirlo ai genitori? E in che modo? E chi glielo dirà? Sono preparati a gestire la situazione? Vanno aiutati? Come?
  • Nel mio ambiente educativo, c'è qualcuno autorevole e preparato con cui confrontarmi e chiedere aiuto (non è detto che il Parroco sia sempre la scelta migliore)? C'è un'équipe di animatori seria e preparata con cui confrontarmi?
  • In quali casi dovrei al più presto segnalare i fatti alle forze dell'ordine? Che succederà poi?

Era solo una prima lista di domande. Provate a rispondere.

Ragazzi in rete: lo spazio degli educatori.

Raccogliendo l'invito del Papa, ci può essere un posto per noi educatori nel rapporto tra i ragazzi e la rete? Io penso di sì. Ovviamente, anche noi possiamo parlare con loro e dare il nostro contributo:

  • Possiamo verificare e confrontarci con loro sul posto che ha l'uso della rete nella gestione complessiva del tempo libero
  • Possiamo verificare e incoraggiare il dialogo con i genitori sia su episodi vissuti dai ragazzi che in generale su Internet e i siti frequentati
  • Molti di noi possono anche accompagnare ed incoraggiare i genitori in tal senso, indicando le linee per il dialogo da sostenere e promuovendone la crescita anche in altre direzioni
  • In quanto persone adulte (o più grandi), autorevoli, nella rete di relazione dei nostri ragazzi, possiamo incoraggiarli ad adottare le misure di sicurezza necessarie per "non cadere nella rete".
  • Dobbiamo dare testimonianza di comportamenti rigorosi sia nel vissuto telematico che - soprattutto - nelle relazioni quotidiane in gruppo, in cortile, sul campo di gioco.

L'ultimo punto secondo me è il più importante perché mette in dialogo l'esperienza telematica con quella reale e può rappresentare per i ragazzi il modello di ogni relazione corretta tra sè ed un adulto estraneo.

Ci sarebbe da entare ancora più nel merito, ma per ora basta così. Ci sono altri spazi da rivendicare? Che problemi si pongono? Postate, gente, postate...